La flora in terra d’Arneo: dalla cicoria all’iris revoluta
a cura di Salvatore Muci
Come l’aspetto faunistico, con tanto clamore al ritorno del lupo nell’Arneo, anche nella flora della stessa zona, si notano e vedono di nuovo moltissimi tipi di piante selvatiche che un tempo era normale vedersi e crescere ogni giorno. Funghi di qualsiasi tipo sono tornati a coprire e ad essere nella distesa macchia d’Arneo. Come pure qualunque genere di cicoria resta, cresciute a dismisura, perché la gente non va a raccoglierle come un tempo.
Asparagi e finocchietto selvatico sono diventati frequenti. Si trovano spesso nascosti vicino a vecchi o antichi muretti a secco, o ai bordi di vecchie strade della bonifica. Un’alta macchia selvatica si nota percorrendo la Spacca – Arneo, la via dell’acquedotto pugliese, dove intorno ai casotti e all’interno, sui vecchi impianti idraulici, si scorgono quasi attaccati, dei vecchi oleandri. Percorrendo la vecchia via consorziale dell’arco di monsignore, si notano accanto a ogni casa della riforma, degli alti cipressi. Andando verso Sazara, percorrendo un’antica via carrareccia, a destra e a sinistra si guardano altissimi alberi con fiche secche, che d’estate danno sicuro riparo dal caldo afoso.
Stessi alberi si notano sulla Porto Cesareo – Sant’Isidoro, quando prima di arrivare sulla Strea, si vede sulla sinistra, una vecchia strada che giunge alla masseria della Fichella, dove si scopre, una volta giunti, un vecchio casotto color aragosta del primo ‘900, in cui fino a qualche anno fa, c’era un vecchio impianto idraulico, di proprietà della signora Donna Maria Giannelli di Nardò, proprietaria della zona. Molte piante selvatiche crescono sulle lunghe spiagge dunose della Serra degli Angeli e di Punta Presutti o dapprima verso il mare di Chiusurelle, essendo più precisi, o sulle scogliere di Castiglione.
Il cipoddhrazzo, le malve e il capperone, flora presente avvicinandosi a Porto Cesareo.
Verso Porto Cesareo si nota una flora abbastanza varia sull’Isola dei Conigli, coperta dai tanti pini d’Aleppo. Furono impiantati dalla forestale nel rimboschimento dei primi anni ’50; prima c’era solo un’alta macchia. Naturalmente prima e anche adesso ci sono altri tipi di piante come il selvatico cipoddhrazzo, presente sui vicini isolotti. Su uno di questi sul mojuso, cresce, ma solo in pochi giorni di primavera, un particolare fiore, l’iris revoluta, molto raro a vedersi.
Verso la spiaggia della Chianca, su un’isola nei pressi, crescono e alte delle malve, tanto che dalla pianta prende il nome l’isola. Nel porto di Levante, sotto la Strea, uno scoglio è coperto tutto da capperi di natura selvatica, un po’ più alti del solito, tanto che la gente del luogo, l’ha denominato capperone.

