Porto Cesareo nel ‘600 sulla scia dello storico leveranese Girolamo Marciano
a cura di Salvatore Muci
Per parlare o discutere, narrare o scrivere sulla Porto Cesareo del ‘600, non si può che studiare il romanziere e storico leveranese Girolamo Marciano e di conseguenza la sua Leverano. Nel suo libro “Descrizione, origini e successi della Provincia di Terra d’Otranto”, guida di ricerca per molti studiosi, Marciano accenna che Leverano a una distanza di dieci chilometri dallo Jonio, aveva il compito di difendere la costa che spesso era infestata nel Medioevo dai corsari e respingere più agevolmente i loro assalti repentini sul territorio.
Quel luogo a tal distanza era il porto denominato di Cisaria, sito di fronte all’antica Sasinae Portus, ricordato da Plinio, posto come un bacino circondato intorno, eccetto a ponente, da una scogliera e da un lembo della spiaggia che si protende nel mare. Cesaria ebbe un tempo molta importanza perché a breve distanza da esso sorgevano la vetusta città di Sasinae sulla Strea e molti casali circondati da campagne fertilissime. È andato via via scemando d’importanza, passando dal periodo normanno, per poi essere abbandonato.
Porto Cesareo nel ‘600: “fertile e delizioso regno”.
Con la costruzione della torre leveranese da parte degli Svevi ebbe un più sicuro controllo militare, per la difesa anti – corsara. Marciano asseriva che è “il più fertile e delizioso del regno, dove di continuo si imbarcavano merci in abbondanza”. Così egli scrisse nella sua opera verso i primi del XVII secolo. Questo porto a riva era di basso fondo, in parte arenoso, in parte di roccia calcarea durissima e la profondità oscillava da uno a cinque metri. Non vi potevano quindi approdare che le sole barche pescherecce; per i corsari nel Medioevo era più che sufficiente.
Il figlio di Carlo V, Filippo II, lo difese con una piccolo castello che ancora oggi si vede. Accanto a questo sorgevano poche case di pescatori, le cosiddette baracche. Il maniero di cui Marciano accenna, non è altro che la nostra attuale torre. I riferimenti di Girolamo Marciano sulla Cesarea del ‘600, sono inseriti nell’opera di Cosimo De Giorgi da Lizzanello.

