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Don Lorenzo Marzio Strafella: Porto Cesareo ricorda i 40 anni dalla sua morte

a cura di Don Antonio Bottazzo

Nel 1952 Monsignor Ursi (1952 – 1961) elevò la vicaria alla dignità di parrocchia. Essendo il borgo molto povero e lontano dai centri abitati più grandi non voleva venire a fare il parroco alcuno. Per questa notizia è utile confrontare la cronistoria di Don Lorenzo che fu obbligato a venire sotto pena di sospensione. (Cfr. A.P.P.C., Archivio Parrocchiale Porto Cesareo). Molto il lavoro espletato dal primo parroco dal punto di vista pastorale e umano (per conoscere la personalità confronta biografia di don Cosimo Carrozza e Pietro Bettani, inedite e scritte, in occasione del ventesimo anniversario di morte del primo parroco).

La biografia fotografa molto bene la sua personalità. Tale scritto è in sintonia con il ricordo del popolo. Don Lorenzo inviato in questa grande ed estesa parrocchia, è chiamato ad anticipare quello che Papa Francesco ha sempre chiesto, cioè essere presente nelle periferie esistenziali. Il parroco insieme alla figura del medico condotto Bettani e alla levatrice Russo erano i riferimenti prossimi al popolo. Spesso si incontravano nelle case dei moribondi. Se non si incontravano, il medico o la levatrice, informavano il parroco dei malati terminali.

Si preoccupava che i bambini stessero bene e che avessero tutto per crescere. Raccoglieva i campioni di latte in polvere che si trovavano nell’ambulatorio e nel consultorio pediatrico del dottor Albanese. Disponendo di un vasto territorio il vescovo soddisfece le esigenze pastorali inviando dei vicari, con piena autonomia nella zona della riforma Fondiaria. Don Cosimo Carrozza, Don Giuseppe Ramundo e altri sostarono per qualche anno (dal 1955 in poi).

Dei due il secondo viveva anche di notte a Case Arse, servendo la popolazione contadina. L’agire del parroco si svolgeva oltre che sul fronte religioso, con la costituzione o consolidazione delle associazioni, su quello civile. Era presente anche nel comitato dell’assegnazione delle Terre d’Arneo, sanguigno nel risolvere i problemi anche strutturali. Infatti la parrocchia può godere oggi di una grande piazza, grazie all’intervento celere del parroco che bloccò la costruzione di case a pochi metri dalla facciata. Riuscì in poco tempo a contattare l’onorevole Caiati e intercedere per le questioni amministrative che gravavano sul territorio della parrocchia.

Questo parrocato infatti, coincide con il periodo della riorganizzazione politica in cui irruppero i grandi partiti nazionali, tra i quali la Democrazia Cristiana, che ebbe il sostegno pieno di tutte le organizzazioni cattoliche. Zelante anche il suo impegno nell’organizzare le processioni, tipiche espressioni religiose del popolo meridionale. I fedeli lo temevano e amavano; ma gli assegnatari dell’Arneo avevano grande soggezione del sacerdote aspro e arcigno.

Don Lorenzo ci lascerà improvvisamente il 21 marzo 1985.

È importante anche non tralasciare che realmente il parroco ha vissuto la fraternità sacerdotale, pur essendo un sacerdote formato. Negli anni che precedono il Concilio Vaticano II, lo si può evincere dai registri dei battesimi e dei matrimoni della metà degli anni ’50. Dal ’71 in poi Don Lorenzo dava spazio alla celebrazione dei sacramenti ai suoi collaboratori e alla conduzione dei gruppi ed associazioni. Così fino alla morte improvvisa il parroco fu coadiuvato da Don Salvatore Nestola, che succedette alla sua dipartita.

Da quel momento la parrocchia si arricchì delle idee conciliari che il vice aveva approfondito e mediato. Infatti il gruppo catechistico sistematicamente era istruito dal vice parroco, il quale negli anni ‘80 fu insegnante nella scuola di teologia fondata da Monsignor Aldo Garzia. Di età diversa dal vice, il parroco vive i vespri della sua vita soffrendo di ipertensione che lo porterà a un infarto il 21/03/1985.

Influì sulla formazione culturale di molti giovani aiutati dallo stesso anche economicamente. Essendo un parroco di periferia, non aveva con i vescovi rapporti frequenti come può averli un curiale. Questo aspetto maturava la sua figura umana e sacerdotale. I funerali, profumando di popolo, furono partecipatissimi. La salma fu trasportata dalla casa alla parrocchia. Al passaggio i parrocchiani lo salutavano numerosissimi, a conferma che il parroco “burbero” ma benevolo, si era fatto mangiare come Cristo.

Appuntamento con la celebrazione dei 40 anni dalla morte con la celebrazione eucaristica di venerdì 21 marzo 2025 dalle 18:00, presso la chiesa B. V. Maria del Perpetuo Soccorso a Porto Cesareo.

La tempra di Don Lorenzo al servizio di Porto Cesareo (pubblicato nel luglio 2020)

a cura di Vittorio Polimeno

Inevitabilmente a Porto Cesareo quando si nomina Don Lorenzo Marzio Strafella, se pur a 35 anni di distanza dal suo improvviso ritorno alla casa del Padre, la prima cosa che viene in mente è il suo primato dal punto di vista dell’amministrazione parrocchiale, mandato che si è sviluppato dal 1952 al 1985.

Pochi però conoscono alcuni fatti realmente accaduti e tramandati solo oralmente, che hanno l’effetto di tradurre in pratica, l’indole schietta e combattiva del primo parroco cesarino. Un giorno, il prelato, recandosi in parrocchia, si accorse con sorpresa, che alcuni manovali erano intenti ad iniziare un’opera edilizia, proprio dove oggi è ubicato il sagrato.

Interruzione dei lavori sul sagrato: la tempra e il coraggio di Don Lorenzo furono determinanti.

La sorpresa aumentò quando si scoprì che il comune di Nardò (allora comune di appartenenza) aveva in qualche modo autorizzato la nascita di un condominio, con appartamenti a vendere proprio a pochi metri dall’ingresso della Chiesa. Recita un proverbio: “non c’è cattivo più cattivo di un buono che diventa cattivo!

Infuriato il Parroco si recò a Nardò e tanto fece che i lavori furono interrotti, dando a tutti noi la possibilità di fruire di un sagrato tanto grande. È inutile dire che questo costò al parroco un sonoro richiamo da parte della curia e del Vescovo di allora, ma a Don Lorenzo uomo dalla tempra forte, interessava il bene della comunità.

Tutti coloro che lo hanno conosciuto, sanno bene la tempra di cui era dotato e l’impegno che profuse alla causa dell’autonomia di Porto Cesareo ne fu la dimostrazione! A distanza di 35 anni dalla sua morte possiamo solo continuare a dire: grazie Don Lorenzo!

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