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Donne di Porto Cesareo: profilo storico e terre di provenienza

a cura di Salvatore Muci

Le donne di Porto Cesareo nella storia, sono quelle persone che un tempo, quando i loro avi e genitori decisero coi loro mezzi, via terra o mare, di giungere sino al porto di Cesaria per profitto o vantaggio, decisero di portare avanti qui, la propria famiglia e figli. Quei ragazzi sono oggi in gran parte la popolazione cesarina attuale. Quelle famiglie si stabilirono ivi, da ogni parte di Terra d’Otranto e da tutto il resto del regno di Napoli, guidato dai Borboni.

Fino al ‘300, giungevano sin qui marinari tarantini che col tempo aumentarono, grazie ai vantaggi di natura fiscale ed anche di ancoraggio, dovuti alle grazie richieste dai principi tarantini al duca di Nardò, per l’intervento del re di Napoli. Nei secoli seguenti, ‘400 e ‘500, aumentò la popolazione intorno alla Torre di Cesarea. Vivevano sul porto, dapprima in modo stanziale e dopo permanente. Decisero col tempo di congiungersi e ammogliarsi con donne di università (universitas) limitrofe come Leverano, Copertino, Veglie, Nardò ed altre.

Inizialmente quasi tutti i marinai tarantini portavano con loro le mogli. Spesso terminavano la loro esistenza presso il Porto di Cesaria o nelle case delle vicine Leverano o Veglie. Erano sepolte nei pressi dei cimiteri dei paesi elencati o vicino la Cattedrale di Nardò. A fine ‘700 rinveniamo che una tal Damiana Ferretti da Taranto, vedova di Luigi Battista (pescatore originario della città ionica), risulta filatrice, come si evince dal documento del registro dei morti della chiesa madre di Leverano.

Viveva in Leverano e i figli erano marinai come il padre. Come lei, altre donne dello stesso stato sociale giunte sino al nostro borgo, vivevano nella stessa maniera: sole in casa ad aspettare il marito che ritornasse dalla pesca, accudire i figli ed attendere che si ammogliassero a loro volta con donne di buone maniere. Come fece il figlio Domenico, che si congiunse, anni dopo, con Vita Rizzello, leveranese, figlia di Giovanni, anch’egli pescatore in Cesaria, sposato con Santa Capocelli, filatrice originaria di Villa Baldassare (Guagnano).

Un omonimo, sempre marinaro, sposava un’altra guagnanese, di cognome Zuffianò, altri della stessa famiglia, si sposarono con donne leveranesi. In molti casi, gli uomini della suddetta famiglia, seguivano le consorti nel paese salentino, cambiando repentinamente vita. Da marinai in Cesaria, ad artigiani o contadini nelle campagne di Guagnano e dintorni in Arneo.

Nell’immagine Peluso Trosiana, foto di Rubina Presicce.

Donne di Porto Cesareo nei secoli più vicini ai giorni nostri.

Anche donne leveranesi si congiunsero con pescatori tarantini della famiglia Catapane, come Maria D’Amanzo ed Ermenegilda Zecca. Ammogliandosi contribuirono ad aumentare agli inizi dell’800 i nuclei familiari nel porto di Cesaria. Una donna di Veglie, con i genitori fornai, tal Elisabetta Mazzarella, coniugata al marinaio tarantino, Nicola Peluso, portava il primo forno nel borgo di Cesaria. Si trovava nell’attuale via Manzoni, a ridosso di Piazza Risorgimento. Un forno con legna, costituito da fascine o dalle suddette sarmente. Mentre il marito pescava, lei lavorava vicino al fuoco, per preparare il pane come lo si faceva a metà ‘800.

Nel ‘900 spiccavano alcune figure di donne come Angiolina Rizzello (denominata mammana a Torre Cesarea), discendente da madre novolese, figlia di Francesco da Paola e di Giovanna Caputo, sempre di Novoli, la quale vide nascere molti bambini. Come anche alcune ragazze venute da Veglie, divenute mogli di marinari tarantini, con attenzione particolare ai costumi del paese. Come non ricordare pure Oronza Colelli, donna conosciutissima a Porto Cesareo con particolare attenzione alle tradizioni del paese, come la Focara in onore di Sant’Antonio Abate, Santo a cui lei era devota. E poi la Quaremma, un fantoccio che si appendeva nel mercoledì delle Ceneri, primo giorno di Quaresima.

Ma bisogna anche ricordare le brave donne e mamme che hanno dato l’esempio a tutti cittadini di Torre Cesarea, frequentando sin da giovinette gli ambienti della nostra chiesa come Bradamante e Angiolina Basile, Giuseppa De Luca, Trosolina Rizzello, la signora De Benedictis, Rosaria Battista, Maria Paladini, Michela De Filippis, Maria Alemanno, la signora Brigida e Petrina, insieme a tante altre che meriterebbero di essere ricordate nella memoria e storia di Porto Cesareo.

Nella foto di copertina a partire da sinistra: Nina Scatigna, Gianna Orlando, Pina Prete, Amalia Albano, Maria Antonietta Orlando e Gina Albano.

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