Scuola Ieri e Oggi: intervista doppia ai professori Manieri e Seclì, insegnanti con Porto Cesareo nel destino
a cura di Alessio Peluso
La scuola di un tempo, quella che viene definita tradizionale, o la scuola di oggi, più vicina ai tempi che corrono? No, non siamo qui per stilare una classifica o decretarne la migliore o la peggiore. Faremo di più, daremo spazio a voci autorevoli dell’insegnamento di una volta contrapposto alla realtà attuale.
Abbiamo l’onore di raccogliere due testimonianze diverse, positive, che senza alcun dubbio hanno lasciato e lasceranno una traccia importante nei nostri ragazzi: il Professore di Educazione Fisica Walter Manieri, classe 1946, originario di Copertino, ma da sempre molto legato a Porto Cesareo che in molti della generazione anni ’80 ricordano con grande affetto ai tempi della Scuola Media.
E poi il Professore di Lettere Mario Seclì da Novoli, classe 1994, da qualche anno integrato nella nostra realtà, con l’arduo obiettivo di insegnare un uso corretto della lingua italiana e della sua complessa grammatica.

– Benvenuti nella famiglia di ECCLESIA Cesarina e grazie di aver accettato il nostro invito.
– Manieri: Grazie a voi è un piacere ritrovarsi per raccontare una parte così emozionante del mio percorso scolastico.
– Seclì: Concordo, parlare di scuola e dei nostri ragazzi è una vocazione prima che una professione. Siamo pronti!
– Ed allora partiamo! Qual è stato il vostro percorso di studio e come avete maturato la decisione di diventare insegnanti?
– Manieri: Ho conseguito il diploma di Laurea ISEF a Napoli. La scelta dell’insegnamento è maturata inconsapevolmente. Dopo le elementari per frequentare le medie dovetti andare a Nardò, in quanto a Copertino la scuola era privata. Premetto che le classi di allora erano tutte maschili o femminili, per cui c’erano due insegnanti di educazione fisica, uno al maschile e l’altra al femminile.
Io fui inserito nella classe femminile, in quanto c’era e ancora c’è un mio omonimo: non potevo fare educazione fisica, uscivo un’ora prima ed ero giustificato. Gli anni successivi a Copertino le ore di educazione fisica erano quasi sempre teoriche, scrivendo quaderni su quaderni. Forse proprio per questo alla fine sono diventato io stesso insegnante di educazione fisica.
– Seclì: In realtà non c’è stato un momento preciso in cui ho capito si voler diventare professore. Quando mi sono diplomato al liceo Scientifico De Giorgi di Lecce non avevo ancora le idee chiare sul mio futuro. Da bambino il mio sogno era quello di diventare fruttivendolo, poi giornalista sportivo. Un giorno però mi sono fermato, mi sono immaginato nel futuro, mi sono immaginato tra i banchi di scuola in mezzo agli alunni e mi sono visto felice. Probabilmente in quel momento ho deciso di seguire la strada dell’insegnamento.
Manieri: “L’insegnante deve trovare la metodologia adatta”.
– Di solito c’è sempre qualche maestro o professore fonte di ispirazione. Ci raccontate qualcosa di lui?
– Manieri: È un argomento un po’ troppo spinoso e complesso, cercherò di essere breve: devi immaginare, perché con l’età che ti ritrovi se non immagini non puoi capire. Tutto il contesto scolastico si muoveva all’unisono dal personale amministrativo, ausiliario, docente, direttivo. Tutti concorrevano all’unico obiettivo di EDUCARE con tutti i mezzi possibili, che se fossero usati oggi, tutto il personale scolastico sarebbe licenziato o collocato nelle patrie galere. Per cui nella nostra memoria ci sono tutti.
– Seclì: Ho avuto buoni insegnanti. Ricordo con molto affetto la mia professoressa di italiano delle scuole medie che oltre ad essere molto preparata, era umana, vicina a noi studenti. Anche al liceo ho avuto belle esperienze. In particolare ricordo il professore di Storia e filosofia, un uomo che aveva la capacità di farsi capire e rispettare senza nemmeno aprire bocca, saggio e buono.
– Ad oggi si dibatte tanto sulla metodologia di insegnamento ideale che indubbiamente è cambiata di pari passo coi tempi. Qual è il vostro punto di vista?
– Manieri: Per quanto mi riguarda non esiste una metodologia standard all’insegnamento, in quanto i ragazzi non sono oggetti che si possono manipolare a piacimento, ma sono soggetti attivi e pensanti. In una classe tutti i componenti sono uno diverso dall’altro, con il loro carattere, i pregi, i difetti, più o meno volenterosi e via discorrendo. In tutto questo l’insegnante deve trovare la metodologia adatta e dare ad ognuno la stessa possibilità di riuscirci.
L’unico neo che rimane ancora irrisolto è il rapporto con le famiglie: molte di loro delegano completamente alla scuola la formazione, educazione e crescita e questo è un problema. La soluzione è il dialogo, la collaborazione, prendere parte attiva alla vita scolastica.
– Seclì: Credo sia giusto che la scuola si rinnovi per essere al passo con i tempi, ma questo non vuole dire snaturarsi completamente o perdere di vista gli obiettivi principali, che sono quelli della formazione dei giovani alunni. Penso che molto dipenda anche dai noi prof: possiamo utilizzare tutte le metodologie e tecniche innovative che vogliamo, ma se non siamo pronti a fare quel “passo in più” verso l’alunno, i suoi bisogni, la sua storia, i suoi sogni, poco può cambiare.
Spesso viene demonizzata la cosiddetta “lezione frontale” ma la verità, secondo me, è che essa sia ancora molto importante, perché mette l’alunno nella condizione di imparare ad ascoltare, a comprendere, a ragionare, a vincere la noia e la pigrizia. Ancora una volta, ovviamente, dipende dalla capacità di noi prof. di coinvolgere gli alunni per evitare una fruizione passiva e inattiva.
– Due insegnanti appartenenti a generazioni diverse, ma accomunati dallo stesso amore per i ragazzi: qual è il modo migliore per entrare nel loro mondo?
– Manieri: Il rapporto tra adulti e ragazzi è sempre stato conflittuale, per cui entrare nel loro mondo è difficile, ma non impossibile. Una volta noi ragazzi, sia in famiglia, sia nella società civile, sia nella scuola, dovevamo solo rispettare senza fiatare tutte le decisioni prese (e non credo che siamo cresciuti male affettivamente e psicologicamente).
Una cosa è certa: tutti gli adulti indipendentemente dal ruolo che svolgono amano i ragazzi e cercano in vari modi di entrare nel loro mondo. La strada è lunga e in salita perché abbiamo di fronte dei pensanti e degli osservatori molto acuti. Comunque il modo migliore è quello usato da sempre: dare tanto, tanto amore e farli sentire molto importanti.
– Seclì: Bella domanda… È una domanda che mi pongo all’inizio di ogni anno scolastico e ogni giorno prima di entrare in classe. Forse per ora gioca a mio favore la mia “giovane” età che spesso mi permette di capire senza troppi sforzi alcune dinamiche e alcuni aspetti del “loro mondo”, anche se già profondamente diverso dal mondo di quando io avevo 12 – 13 anni.
Credo che i ragazzi a quest’età abbiano bisogno innanzitutto di qualcuno che gli ascolti veramente e aiuti a scoprire i loro talenti. Bisogna volere bene veramente a questi ragazzi. E quando questo accade, loro lo sanno, lo percepiscono e lo capiscono. E si aprono.

La Scuola Media di Porto Cesareo come comune denominatore di esperienze diverse.
– Entrambi avete vissuto la Scuola Media di Porto Cesareo: quali sono i vostri ricordi più belli e il rapporto col nostro territorio?
– Manieri: Parte della mia vita l’ho trascorsa a Porto Cesareo prima per affetti familiari e poi per lavoro, per cui mi sono sentito sempre un cesarino. Arrivai nella nostra scuola nel lontano 1980 e ci sono rimasto fino alla pensione. Allora le classi erano sparse in stanze di case private, lontane una dall’altra. Alcuni anni dopo ci trasferimmo nell’allora Ostello della Gioventù (oggi sede comunale), poi senza permesso e agibilità nella sede attuale.
Di ricordi ce ne sono tantissimi, in particolare il legame con il personale scolastico: c’era una meravigliosa atmosfera dentro e fuori dalla scuola, come una famiglia. C’era la voglia di incontrarsi per iniziare una nuova giornata di lavoro con tanta collaborazione, fiducia e stima. La scuola di Porto Cesareo era ed è una scuola di passaggio dove i colleghi rimangono due o tre anni, per poi trasferirsi in provincia e rientrare nelle vicinanze di casa. In ogni caso erano sempre ben accolti da noi veterani.
– Seclì: Ho vissuto due anni bellissimi all’Istituto Comprensivo di Porto Cesareo. I colleghi, gli alunni, le famiglie, le associazioni del territorio, sono stati compagni di viaggio preziosi. Scegliere un ricordo tra le tante esperienze vissute sarebbe riduttivo, ma se proprio devo trovarne uno, senza dubbio rimarrà nel cuore l’avventura teatrale. Ringrazio i ragazzi e le ragazze che fin da subito hanno voluto mettersi in gioco per portare in scena i vari spettacoli. Ci siamo divertiti tanto e sicuramente abbiamo anche imparato tanto!
Oltre il mondo scolastico tra famiglia, vita sociale e teatro.
– Oltre il mondo della scuola, raccontateci qualcosa di voi: le vostre passioni, hobby o in generale come vi piace trascorrere il tempo libero …
– Manieri: Quando hai la fortuna di essere arrivato in buona salute alla pensione, ti dedichi completamente alla famiglia, cerchi di renderti utile facendo la spesa, cucinando, dando una mano per i nipoti, per i quali sono sempre a disposizione. L’altra mia passione è quella di frequentare gli amici e fare vita sociale.
– Seclì: Fuori dal mondo della scuola, una parte importante della mia vita è ancora rappresentata dal teatro e dalla musica. Infatti sono il responsabile di una compagnia teatrale dialettale con la quale portiamo in scena diverse commedie e spettacoli e di un coro polifonico popolare. L’anno scorso abbiamo avuto il piacere di poterci esibire anche qui a Porto Cesareo ed è stata una serata bellissima.
Inoltre, sono molto vicino al mondo degli Scout fin da quando sono bambino, anche se negli ultimi anni proprio per motivi lavorativi mi sono dovuto un po’ allontanare. Mi piacerebbe riuscire a praticare un po’ di sport…
– Concludiamo col botto: cosa cambiereste della scuola odierna e cosa proporreste di nuovo avendone la possibilità?
– Manieri: Ci vorrebbe una riforma radicale, più letture, più scrittura, più dialogo, più strumenti informatici, più spazi per praticare sport, più mense e più, più, più scuola…
– Seclì: Mi piacerebbe che il 5% del PIL fosse destinato alla scuola piuttosto che al riarmo… Ma so che è un sogno irrealizzabile! Mi piacerebbe una scuola sempre aperta, tutto il giorno, per studiare insieme, ma anche per giocare, cantare, divertirsi e con tanti laboratori. Soprattutto per i ragazzi che a casa non hanno tante possibilità o il supporto di cui avrebbero bisogno. In questo la scuola di Porto Cesareo è sulla strada giusta.
– Grazie ai Professori Manieri e Seclì di essere stati con noi, per la vostra disponibilità e per quello che ci avete trasmesso nel vostro raccontarvi!
– Manieri: Grazie a voi, è stata una piacevole chiacchierata!
– Seclì: Onorato di essere stato in vostra compagnia, un caro saluto ai lettori!

