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La famiglia Muci a Porto Cesareo: da proprietari terrieri alla pesca dei tonni

a cura di Salvatore Muci

Famiglia d’estrazione di proprietari terrieri, originaria di Nardò, a tal proposito rinveniamo notizie, tra le carte del notaio neretino, Francesco Saverio Pastorelli. Dalla vicina Leverano, alcuni di loro prima di metà ‘800 si spostarono da Nardò e si stabilirono a Cesaria durante il periodo dell’Unità d’Italia, per svolgere oltre alle attività rurali quelle marinaresche.

Quando i Muci erano nella spiaggia di Cesaria, gran parte dei caseggiati, fondi agrari e rustici e altri beni erano di proprietà dell’omonima famiglia di Nardò. Tutte quelle pertinenze erano intestate all’agrimensore Francesco Muci di Girolamo, esperto in agraria – laurea acquisita presso l’Università di Napoli. Lui ebbe il compito da parte della famiglia Acquaviva, residente ormai a Napoli, di essere consulente dei loro beni.

Quindi era don Francesco a controllare tutte quelle terre di loro proprietà. Esse un tempo appartenevano al Duca di Nardò e comprendevano vaste zone dell’Arneo. Da Porto Cesareo a Torre Lapillo, da Torre Castiglione sino a giungere a Punta Presutti, Colimena ed entroterra del bosco d’Arneo. Grazie al matrimonio con la vedova Giannelli, lui acquisì da quelle parti altri beni immobili e terrieri nelle sue proprietà.

Nel determinato contesto, nella località marinara, giunsero i loro lontani parenti, che avevano rapporti con altre famiglie Muci in paesi limitrofi come Copertino, Veglie, Salice Salentino e Guagnano per motivi di lavoro. Di conseguenza quel legame di parentela diventava intimo. Esempio furono i fratelli Santo ed Antonio Salvatore d’Ippazio Michele.

Nella famiglia Muci a Porto Cesareo la figura del capo rais Rocco Salvatore.

Il primo frequentando Novoli, prese in secondo matrimonio, il 1° giugno 1930, Maria Angela Rizzello di Francesco da Paola e di Giovanna Caputo, novolese che in Torre Cesarea praticava la funzione della mammana, figura tradizionale dell’ostetrica. Il secondo trovò moglie tra Copertino e Leverano con una tal Carmela Gaballo, di Achille e Donata Chiriaco da Sternatia. Entrambi portavano avanti la colonia, le attività agrarie e pastorizie della masseria Rotogaleta.

Un loro figlio, Rocco Salvatore nato nel 1907, in età adulta ebbe l’incarico da capo rais delle tonnare a Torre Cesarea, Chianca e Colimena, da parte della famiglia Resta di Neviano. Era lui a comandare molte persone dell’equipaggio su grandi barche. E soprattutto a tirare la leva (rete adatta per la pesca al tonno e altri cetacei) calata al largo di Sant’Isidoro.

Era anche lui a ordinare tutti i tonnaroli, quando la rete era sollevata dal mare e stesa sui lidi dalla Torre a Ricciardi, località o punto di mare, che il vescovo di Nardò frequentava. In tutto ciò Rocco Salvatore era ben coadiuvato dai vice Nino Demetrio e Gino De Donno. La parte gestionale spettava a don Antonio Zuccaro, don Mario Marra, i Signori Franco di Gallipoli e don Marcello Resta. Quest’ultimo con una vecchia Taurus, guidata dal suo autista (gentile persona Antonio), giungeva dalla sua Neviano, quasi ogni giorno sino a Porto Cesareo.

Due suoi figli sono stati nel passato persone di rilievo nell’ambito locale. Parliamo di Antonio nelle fila della vecchia Democrazia Cristiana di Vittorio De Pace, Enzo nel Partito Socialista di Mimino Zecca.

Nella foto a partire da sinistra per la famiglia Muci a Porto Cesareo Francesco e il capo rais Rocco Salvatore.

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