ARTE & SALENTO

Barche a remi a Porto Cesareo: utensili e tecniche di pesca

L’evoluzione avvenuta nel nostro territorio tra il 1917 e la metà degli anni ’70.

La Redazione

Nel 1917 in Porto Cesareo, all’epoca ancora un piccolo villaggio di pochi abitanti, operavano la pesca 10 imbarcazioni. Erano di legno, con 2 o 4 remi, la cui lunghezza variava dai 3 ai 6 metri. L’equipaggio composto da un minimo di due ad un massimo di cinque persone, a seconda della lunghezza della barca e del tipo di pesca esercitata. Le barche a due remi a Porto Cesareo, generalmente, si utilizzavano per la pesca notturna.

A tal bisogno erano corredate da una lampada a carburo con tre becchi, da due aste di legno (rispettivamente di 2 o 5 metri) con all’estremità una fiocina di acciaio con 5 o 7 denti. Per profondità maggiori le aste venivano allungate mediante altre aste tenute assieme da una canna di 40 cm circa.

Di giorno tali barche si utilizzavano per la pesca delle spugne e dei polpi. La profondità in cui operavano variava da 1 fino a 20 metri. Utensile sempre presente, sia nelle barche a due che a quattro remi, ed ancor oggi usato, era un bidoncino di rame sul fondo del quale era situato un vetro che permetteva di vedere in profondità.

Sulle barche a remi a Porto Cesareo l’uso della rete da tramaglio.

Le barche a quattro remi a Porto Cesareo avevano di solito 5 uomini di equipaggio. Utilizzavano quasi esclusivamente il tramaglio, in numero di 24 pezzi per imbarcazione, per un totale di 720 metri di rete complessiva. Il tramaglio è una rete a tre facciate con le seguenti caratteristiche: la facciata centrale 210/3 a nodi 14 – 12, e le due esterne 210/12, centimetri 17 a palmo*.

Un sistema particolare di pesca, già in uso, era il palamite (cuenzu). Esso era formato da una lunga corda di canapa a cui erano appesi 1500 ami posti ad una distanza di 5 metri uno dall’altro. Veniva alloggiata in tre cesti per impedirne l’attorcigliamento.

L’arrivo della vela sulle imbarcazioni nel 1920.

Una prima evoluzione dell’imbarcazione, e di riflesso nella pesca, si ha nel 1920 con la possibilità di installare sulle barche a remi una vela. Essa era fissata ad un albero di legno posto al centro della barca, ed alla cui estremità era montata una puleggia che serviva per issare la vela. Il governo della vela avveniva agendo tanto sulla scotta di prua (orsa avanti), che legava la boma (caru) alla prua, quanto sulla scotta principale (orsa dietro), che congiungeva la boma alla poppa.

Con l’utilizzo della vela i pescatori si spostano più al largo, fino a 6 miglia, e quindi hanno la possibilità di pescare a profondità maggiori. Fino al 1955 gli attrezzi, e le imbarcazioni, rimasero più o meno gli stessi, senza alcuna novità di rilievo. In questa nostra carrellata, non possiamo non ricordare la tonnara, che ha caratterizzato per circa un ventennio la pesca a Porto Cesareo.

Nella foto del 1949 pubblicata da Daniele Catino, i pescatori cesarini di una volta.

Dalla metà degli anni ’50 l’influenza della tonnara sulle barche di Porto Cesareo.

Introdotta verso la metà degli anni ’50 scompare nel 1977. Essa consiste in un sistema di reti fisse formato da una rete verticale, tesa perpendicolarmente alla costa (pedale), e di un sistema di reti unite a questa, che formano una serie di camere subacquee comunicanti tra di loro (isola), di forma rettangolare, disposte lungo l’asse maggiore del pedale.  

I tonni, una volta entrati, vengono spinti verso l’ultima camera (camera della morte) che viene chiusa e circondata dalle barche. La rete viene quindi sollevata facendo così venire a galla i tonni che vengono catturati mediante l’uso di bastoni e aste uncinate (mattanza).

Da sottolineare che tali reti erano costituite da fibre di cocco che veniva raccolto, essiccato e lavorato artigianalmente dalle donne dei pescatori o dagli stessi quando non andavano a pesca.

*Il primo numero 210 si riferisce al diametro del filo. Il numero 3 ai capi, il terzo 14 – 12 al numero delle maglie comprese in un palmo che equivale a 20 – 25 millimetri.

Immagine di copertina per il pescatore cesarino Angelo Greco, mentre sistema “lu cuenzu”

Tratto dal libro “La salsedine ha solcato il mio cuore” di Antonio Durante.

Un pensiero su “Barche a remi a Porto Cesareo: utensili e tecniche di pesca

  • Fernando Martina

    La tonnara per noi ragazzini era una “cosa importante “ dava lavoro ai pescatori, mio fratello Pippi ha lavorato fino alla chiusura, ed alle donne. Ricordo che a casa mia c’erano matasse di cocco, secche e pressate. Le immergevano nell’acqua di mare e poi si facevano i gomitoli i a mano. Ricordo sempre la mia mamma che confezionava le reti e misurava le maglie con la “picia” piccolo strumento di canna. Le reti confezionate venivano stese vicino casa fino all’asciugatura. Altro ricordo la Ruota della tonnara con la quale i pescatori formavano le corde più grosse aggancio i trefoli più sottili e facendola girare.
    Quanti bei ricordi.

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