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Bar Miramare a Porto Cesareo tra storia, leggenda e IV generazione in corso

a cura di Raffaele Colelli

Ci sono luoghi che nascono come semplici attività, e luoghi che, per un sortilegio di sapori, anima e memoria si incarnano come leggende. L’Hotel Bar Gelateria Pasticceria Miramare a Porto Cesareo non si limita a esistere sul lungomare: persiste. È una presenza fedele, un faro di luce calda contro il cielo della sera, un custode di storie il cui profumo, un inebriante incrocio di caffè tostato, burro fuso e vaniglia. E’ la firma indelebile sull’anima del paese. Oltre quella soglia, si attraversa il confine sottile tra la Storia e la Leggenda.

Oggi, giunto alla IV generazione. Il Miramare non è un relitto del passato, ma un mito che si rinnova. La sua forza è in questa fusione alchemica. La Storia fornisce le fondamenta solide, la tradizione autentica, il metodo ormai collaudato, La Leggenda incarna l’anima, il pathos, la ragione in cui un cliente diventa un devoto, un narratore. E in un’era effimera, come quella odierna, il Miramare possiede la perseveranza, la durata. Resiste. Non alle mode, ma a sé stesso. È la risposta a chi crede che l’artigianalità sia morta.

Essa, invece, è qui, viva, in ogni brioche ancora calda del calore di ieri, nel caffè che profuma di memorie, in ogni sformata di ognuno dei famosissimi pasticciotti, in ogni tetta della monaca dove il soffice pan di spagna racchiude come in uno scrigno segreto la dolce ricetta della chantilly, in ogni pasta di mandorla che riflette il caldo sole del Salento, in ogni strato di una millefoglie che sfoglia il tempo e in ogni pallina di gelato che contiene un pezzo di estate eterna. Un viaggio in un luogo che ha superato la sua stessa realtà per diventare epico.

Sono le 9:45 di un sabato mattina di inizio novembre. Il bar è già saturo di clienti, e il loro continuo vociare riempie il locale, insieme all’incessante tintinnio dei cucchiaini sulle tazzine del caffè. L’appuntamento con Giuseppe Durante, l’uomo, che custodisce la narrazione agiografica, era alle 9:00. Sono in leggero ritardo. Il primo insegnamento è che qui il tempo scorre con un ritmo diverso, più gentile. E lui, Giuseppe, mi accoglie, nonostante lo sforamento, con una calorosa stretta di mano e un largo sorriso.

L’intuizione dei primi anni ’40: quella piccola locanda fonte di attrazione.

Mi fa strada su per alcuni gradini, nelle hall dell’hotel, un ambiente impeccabile che sembra sospeso in un’eleganza senza tempo. Ci accomodiamo su due comode poltroncine rosse. Lui, tira fuori dalla tasca dei pantaloni un foglio piegato dove ha annotato, con una precisa calligrafia, i passaggi più salienti del suo racconto. E in quel gesto, semplice e solenne insieme, si svela il confine tra Storia e Leggenda. La Storia è scritta lì, in quel foglio. La Leggenda è la luce dei suoi occhi mentre si appresta a leggerla.

Correva l’anno 1940, esordisce Giuseppe, la voce scavata nel tempo. Suo nonno Durante Rocco, non era un semplice uomo di mare. Era il capo rais della flotta che componeva la tonnara di Porto Cesareo. Un comandante di uomini e di destini, abituato a leggere il mare e a sfidare l’abisso. Ma la sua visione non finiva tra le onde che bagnavano la riva. Insieme a sua moglie Addolorata Albano, donna di forza e dolcezza, gestiva una piccola locanda. Quasi un tugurio, racconta Giuseppe con un sorriso affettuoso, a pochi passi dal mare, dove i pescatori del borgo o dei paesi limitrofi, potevano trovare rifugio. Ma l’occhio del rais abituato a scrutare l’orizzonte, vide oltre.

Si accorse che durante l’estate, quelle stanze spartane attiravano anche i “signori benestanti “, affascinati da quel lembo di costa. In quel dualismo tra i calli dei pescatori, e i vestiti eleganti dei ricchi terrieri, Rocco intuisce l’alba di un sogno più grande. E da quel “tugurio“ bagnato dal sale e dalla speranza nata da un granello di sabbia, ha inizio la Leggenda del Miramare. Un nome che era una carezza e una poesia, era l’amore che da sempre, Durante Rocco, aveva nutrito per quelle acque salmastre, cariche di duro lavoro e di una passione senza confini.

Così accadde che nel 1940, Rocco, insieme a suo figlio Raffaele, già maggiorenne e futuro padre di Giuseppe, attivò l’intera struttura come un’attività commerciale vera e propria. Il piano terra fu il cuore di tale rinascita. Adibito a bar, pizzeria, un luogo unico dove si poteva, fin dall’ora, degustare l’essenza della genuinità, dolci, gelati artigianali, e piatti rigorosamente freschi, che profumavano di terra e di mare. Non era più solo rifugio di pescatori, era diventato il luogo dove la comunità intera poteva incontrarsi e dove il viaggiatore trovava un pezzo di autenticità. Quel tugurio si era trasformato nel faro di comunità che ancora oggi brilla.

Visione in ottica futura: la ristrutturazione del 1970.

La vita, intanto scorre dentro e fuori quelle mura. Raffaele Durante prende moglie. Donata Capestro è una donna devota e legata alla famiglia e dal loro amore vengono alla luce Rocco, il primogenito, Maria Addolorata, Giuseppe e Maria Pia. Ma il destino a volte è feroce. Purtroppo un lutto tremendo scosse l’intera famiglia. All’età di soli 38 anni, la povera Donata, ancora giovanissima, venne a mancare a causa di una grave malattia. Il mondo di Raffaele e dei suoi figli ancora piccoli crollò.

Raffaele Durante, da solo non poteva crescere una prole ancora così acerba e decise di maritarsi, dopo alcuni anni, con Graziella Leanza dalla quale ebbe una figlia: Maria Donata. Graziella divenne per tutti, una vera e propria madre, un amore e un senso del dovere che avvolse tutta la famiglia. E in quel gesto d’amore incondizionato, seppe cucire gli strappi dell’anima con il filo robusto della dedizione. Al contempo si forgiò il carattere stesso del Miramare, un luogo che non arretra davanti alla fatica, ma accoglie il dolore per poi trasformarlo in qualcosa che nutre e consola. Il legame familiare, temprato dalla prova, divenne la forza per un balzo nel futuro.

Nel 1970, tutti insieme, fratelli e sorelle e mamma Graziella, ricostruiscono dalle fondamenta l’intero immobile. È il trionfo del sogno. L’edificio che ne emerge, si scagliava nel cielo azzurro e sembrava voler navigare nel mare. Non era più una semplice attività commerciale, era una nave di marmo e di luce, pronta a salpare verso il domani. Al piano terra un modernissimo bar, pasticceria, gelateria, e trattoria. Il cuore pulsante si fa più grande e vivace. Nei due piani superiori, un ventre accogliente. Una struttura ricettiva con 12 camere. E contemporaneamente il Miramare compie un altro miracolo. Diventa il ritrovo naturale di tanti giovani, che le sere estive ne fanno il loro quartiere generale.

Bar Miramare a Porto Cesareo: dove finisce la storia continua la leggenda…

Gli anni scorrono veloci e inesorabili, ma la passione e l’attaccamento al loro lavoro non vengono mai scalfiti. La dedizione del 1940, il coraggio del 1978 chiedono un nuovo, moderno capitolo. E così, nel 2008, viene ultimata l’ennesima ristrutturazione del Bar Miramare a Porto Cesareo, ancor più confortevole e all’avanguardia, a dimostrare che la vera tradizione non è l’immobilismo, ma la capacità di crescere senza tradire sé stessi. E oggi, nel 2025, si è giunti alla IV generazione. Il ciclo della leggenda si compie.

Nipoti e figli sono ora affiancati dall’esperienza e dall’incommensurata passione di Giuseppe, Maria Pia, e Maria Donata. Sono loro i custodi. E portano ben stretto nel cuore il ricordo e gli insegnamenti di Rocco e di Maria Addolorata che non ci sono più, ma la cui essenza è viva in ogni aroma del caffè, in ogni sorriso offerto a chi varca quella soglia. Il Miramare non è più solo un’eredità di mattoni e marmo, ma un’eredità d’anima.

Allora dove finisce la Storia e inizia la Leggenda? Forse nel momento in cui un gesto quotidiano, come appuntare dei ricordi su un foglio da quaderno, diventa l’inizio di una narrazione epica. Forse quando un dolce non sa più solo di sé, ma sa d’infanzia, di mare, di perdite e di nuovi amori. Di vita. Uscire dal Miramare, dopo aver ascoltato la voce di Giuseppe, significa aver compreso una verità semplice e profonda. Alcuni luoghi non hanno solo una storia da raccontare. Hanno una leggenda da vivere. E ogni visita, persino un appuntamento al quale si arriva in ritardo, ne scrive un nuovo, piccolo capitolo presso il Bar Miramare di Porto Cesareo.



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