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La famiglia D’Andria, tarantini nel porto di Cesaria già dall’800

a cura di Salvatore Muci

Famiglia proveniente da Taranto, a metà ‘800 frequentavano il porto di Cesaria. Dai registri anagrafici sistemati negli archivi della chiesa madre SS. Annunziata, e nel municipio di Leverano, si nota che componenti della famiglia D’Andria sposarono donne e uomini del comune salentino. Dai suddetti documenti, risultavano nella loro attività, in Leverano, contadini e artigiani, mentre coloro che scelsero il domicilio nella spiaggia di Cesaria, marinari.

Testimonianza di quanto annoto è in un documento, anno 1850, nel quale Francesco Paolo D’Andria, marinaro di Taranto, figlio di Tommaso, anch’esso marinaro e di Giuseppe Peluso (entrambi i coniugi tarantini), portava in matrimonio, Irene Catapane, nativa di Leverano, ma di padre della città di Taranto. Lo sposo, in quel periodo nella sua dimora leveranese, perfezionava i propri ingegni per la pesca.

Alla nascita di un suo figlio, Giuseppe Tommaso, in Leverano, come testimone nell’atto risultava il marinaro Giovanni Rizzello, di 60 anni. D’adulto il nascituro, in secondo matrimonio, sposava Annunziata Durante, di Giovanni e Vita Rosa Zecca, che morì il 19 luglio 1922 in Torre Cesarea, all’età di 52 anni. Appartenenti alla famiglia, domiciliati a Leverano, come Cosimo Damiano D’Andria e sua moglie, Maria Ratta, risultavano nelle congregazioni religiose ivi.

Un altro componente di tal famiglia, Francesco Antonio, di paterna omonimia, risultò partecipante alla Grande Guerra. Costui insieme ad altri suoi familiari, dopo qualche anno dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, dettero luogo ad una nuova forma di associazionismo marinaro, detta la ‘società’. Consisteva in un certo numero di barche, costituite in gruppo, per poter necessariamente usare un enorme attrezzo, denominato la giangiola. Serviva per catturare, un enorme quantità di pesce azzurro; tal tipo di pesca era denominata la chiangi.

In foto una giovane Maria Addolorata D’Andria, per molti anni titolare del noto supermercato in via Garibaldi a Porto Cesareo.

La famiglia D’Andria: la gestione delle due tonnare da parte di Francesco.

L’equipaggio della detta società, era composto da circa una ventina d’unità dell’allora Torre Cesarea. Spesso si radunavano sulla Riviera di Ponente, dove erano attraccate le loro barche a vela. Da testimonianze di un tempo, si venne a sapere dell’esistenza di due tonnare, una calata verso Civitavecchia e l’altra nel mare tra Torre Ovo e Praia a mare. Entrambe dirette dal signor Francesco D’Andria (del fu Francesco Antonio e Cristina Matino), marito della signora Viola Colelli.

Della prima tonnara negli anni ’50, il riferimento è in un racconto di un signore campiota, il signor Epifani, autista di camion allora. Col suo veicolo pesante e con altri trasportò barche e tutto il materiale della leva della tonnara, sino al mare di Civitavecchia. Il personale completo, col signor D’Andria, giungevano lì con altri mezzi. Dopo il calo della rete, dapprima l’attività andò avanti bene, ma a causa del fondale fangoso, il materiale non tenne e pian piano calò giù, sino a sprofondare nel fango.

Purtroppo si arrivò subito alla decisione di portare via tutto il materiale possibile rimasto in acqua, che caricarono su mezzi pesanti insieme alle barche. Arrivati a Torre Cesarea, scaricarono reti e barche sul piazzale della masseria Sarmenta, presso l’incrocio della strada per Porto Cesareo. La seconda tonnara a Torre Ovo, nei primi anni ’60, ebbe pare alterne fortune. Dapprima la pesca andò bene, ma dopo per vari motivi e con tante difficoltà, furono costretti ad abbandonare l’attività. Nel deposito poi furono lasciati e trascurati per molto tempo le reti e gli attrezzi, mentre i barconi abbandonati alla riva.

Le barche rovinarono in mare: di una ho il ricordo di vederla sulla spiaggia di Praia a mare nel 1970, arenata nel basso fondale, con la sola poppa che usciva fuori dall’acqua di colore rosso. Il materiale che era nel magazzino a Torre Ovo andò perduto, usurato dal tempo. Oggi, se qualcosa è rimasto, è a ricordo e memoria di quei pescatori, pronti a salpare per la pesca del tonno. Tutto a ricordo di Francesco D’Andria.

Nella foto di copertina da sinistra in alto: Antonio, Vittorio, Salvatore, Francesco e Giuseppe D’Andria. In basso Giuseppe D’Andria, assieme alla moglie Filomena Cagnazzo.

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