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Famiglia De Vita: da Nardò alla nostra Porto Cesareo

a cura di Don Antonio Bottazzo

Un’altra famiglia proveniente da Nardò è quella dei coniugi Egidio De Vita e Cosimina Plantera. Nati alla fine dell’800 e coniugati sempre a Nardò nei primi anni ’20 del ‘900. Da questo matrimonio nascono Gioconda e Lilia. Il più piccolo, Antonio (1931), nasce a Porto Cesareo dopo una manciata di mesi che la coppia si trasferì nella marina.

Il mestiere di Egidio era pescatore di frutti di mare e ricci. La moglie Cosimina Plantera era casalinga, ma seguiva in tutto il marito dedito alla pesca nei mari di Nardò. Spesso in alcuni periodi dell’anno era chiamato a fare il cuoco nell’episcopio e soprattutto quando il vescovo ospitava altri prelati. Campavano la vita dignitosamente anche a Nardò, ma furono incoraggiati da qualche amico pescatore e dalla pescosità del mare di Porto Cesareo. Trovarono, sempre all’inizio degli anni ’30, una casa in affitto e lì terminarono la loro vita.

La famiglia De Vita si distingue anche a Porto Cesareo per generosità ed affabilità. Per confermare l’onestà di questi neretini si deve sottolineare che alla morte di entrambi, avendo abitato nella casa di via Silvio Pellico in affitto, i figli pur potendo usufruire di alcuni vantaggi come l’usucapione, cedettero subito la casa ai proprietari.

Una famiglia che ha portato esempio e discrezione.

Spesso aiutavano i vicini più indigenti. Queste caratteristiche si evincono anche dai tre figli che manifestavano una bontà, mitezza e generosità nella vita senza pari. La loro onestà e benevolenza è stata trasmessa ai figli e ai nipoti. Porto Cesareo ha usufruito dell’umanità dei neretini, priva di ogni cattiveria e sicuramente portatori di benedizione nel paese.

Come già accennato la moglie collaborava in tutto con il marito. Oltre alle faccende domestiche, aiutava Egidio a gestire i clienti che frequentavano la loro casa. Infatti è interessante notare come la moglie per chiamare il De Vita che lavorava in barca non molto distante da riva, dava puntualmente voce al marito per farsi aiutare e servire i clienti.

Per attirare la sua attenzione Cosimina metteva su un manico di scopa una giacca e aggiungeva al gesto una tipica espressione neretina: “ci ta criatu, sbrigate!” Particolari che rivelano caratteristiche di abitanti non autoctoni, ma che col tempo radicano i nipoti e creano un filo rosso con le generazioni che ci hanno preceduto. Ancora una volta Porto Cesareo pur avendo ospitato tanti neretini, si è avvalsa della “signorilità” dei pochi.

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