
Foto Video Ciak Parente compie 30 anni: quando il lavoro incontra la passione
a cura di Raffaele Colelli
Chiedo permesso ed entro. Nello studio fotografico non c’è nessuno. O almeno nessuno mi ha risposto. Solo un ronzio metallico, persistente. Computer che respirano, monitor che vigilano, aggeggi elettronici che pulsano artificialmente. Domando ancora se c’è qualcuno. Ma la mia voce sembra cadere nel vuoto, quando dal fondo sento qualcuno che mi invita a entrare e superare un retro pannello.
È Giovanni. Giovanni Parente non lo vedo ancora, ma riconosco il suo tono di voce. Attraverso una porta laterale e varcato il confine tra negozio e retrobottega, mi ritrovo in uno spazio che non mi aspettavo. E ho subito l’impressione di essere entrato in una di quelle sale della Nato che si vedono nei film di spionaggio. Monitor che ti esplorano con occhi di vetro, sospetti e vigili.
Ogni schermo è un quadro da dove centinaia di volti appaiono dal nulla e cambiano, si trasformano. Al centro una comoda poltrona. Mi siedo. Accanto a me il sorriso simpatico di Giovanni, mentre armeggia con i suoi aggeggi per me incomprensibili. Accendo il registratore. E lui inizia a parlare. A raccontarmi della sua vita, e qui, per un istante gli brillano gli occhi.
E io scopro che quel ragazzo di appena sedici anni, quel giovane Giovannino Parente, nelle notti incerte della sua anima ancora acerba, non avrebbe mai immaginato che un giorno avrebbe stretto tra le mani una macchina fotografica o un videoregistratore. La fotografia, per lui, era un’arte troppo alta, troppo lontana. Ma il destino si sa, ha il vizio di entrare senza bussare. E di sedersi, spesso, nelle poltrone che meno ti aspetti.

Foto Video Ciak Parente: la prima scintilla si chiama Radio.
Negli anni ‘70, nello stesso spazio in cui ora si muove tra obiettivi, computer, fotografie e cavalletti, i suoi gestivano una trattoria casareccia. Ma, il giovane Giovanni, non voleva saperne di ristorazione. Non voleva andarsi a chiudere dentro quelle mura dove l’aria che si respirava sapeva di sughi e di fritture. Così va contro il parere dei suoi, contro il peso di una famiglia che lo guardava con gli occhi del “che ne sarà di te”.
Giovanni trova un’altra strada, una strada che sapeva di benzina. Per trent’anni. Trenta lunghi anni. Lavora presso un distributore di benzina. Non era il suo sogno. Non era quello che voleva fare da grande. E così passò tutti quegli anni a stringere pistole erogatrici invece che obiettivi. A sentire il ronzio dei motori invece dello scatto di un otturatore. Ma dentro di lui, qualcosa resisteva. Un ticchettio sommerso, un flash che continuava a lampeggiare.
Nel 1980, l’Italia era scossa dal vento delle radio libere. Fu in quel momento, in quel crogiolo di suoni e passioni che Giovanni incontrò Azelio. Un amico coetaneo. Insieme con il coraggio incosciente dei giovani, misero su una radio libera. “Radio Sole 80”. Da quella esperienza, come il fiume che trova il mare, nacque l’interesse per la tecnologia. Ogni cavo, ogni interruttore era una piccola scoperta. Un passo verso qualcosa che lo attraeva, lo faceva sentire vivo, gli faceva vibrare il cuore. Ma era solo l’inizio. La scintilla quella vera doveva solo arrivare.
E un giorno mentre era a distribuire benzina, si fece regalare da un amico che lavorava in Svizzera una videocamera a tubo. Oggi, a dirlo, sembra roba da museo, ma per lui era come toccare il cielo con un dito. Ed ecco che, prepotentemente, come un temporale d’agosto che spazza via la calura, il destino irrompe sulla scena.

Foto Video Ciak Parente: un matrimonio, la prima grande opportunità.
Il figlio del proprietario della stazione di servizio Cosimo Manca, era in procinto di sposarsi. E come tutti gli sposi, aveva il desiderio di conservare quel giorno per sempre. Ma non aveva un fotografo. Aveva solo Giovanni, quel ragazzo che passava le giornate a impugnare la pistola erogatrice e un attrezzo a tubo che maneggiava con destrezza.
«Giovannino» gli disse convinto, «prendi quel coso e vieni a filmare il mio matrimonio.» Giovanni non se lo sarebbe mai aspettato. Era emozionato e felicissimo. E neanche a dirlo fu un successo. Un vero, autentico, inaspettato trionfo. Capii che il suo destino non era quello di distribuire il liquido verde che invadeva prepotente le sue narici e gli ungeva i polpastrelli delle mani. Ma il suo destino era dietro un obiettivo.
Da quel giorno in avanti, Giovanni credette nelle sue capacità. Incominciò a destreggiare sempre più attrezzi al passo con i tempi. Telecamere sempre più sofisticate, macchine fotografiche professionali che catturavano la luce con una fedeltà assoluta. E poi incominciarono i matrimoni, le feste, i compleanni, gli eventi popolari, quelli culturali e quelli istituzionali. Tutto con l’amore di un autodidatta che ha inserito nella sua ricetta di vita due ingredienti principali, due elementi insostituibili: la passione e l’impegno costante.
A 18 anni Giovanni si sposa con Pina. Un passo importante. Quell’amore, quella stabilità che gli darà il coraggio del passo più importante. Nel 1996 apre finalmente il suo sospirato negozio, “Foto Video Ciak”, in via G. Garibaldi, proprio là dove il sugo borbottava per ore e l’aria era fritta… E così anche e grazie al supporto di sua moglie Pina, donna silenziosa ma determinata, presenza costante che gli ha sempre creduto anche quando lui stesso dubitava, l’attività prende il volo.
Viaggia da 30 anni ormai, a gonfie vele, come una nave che ha trovato il vento giusto. Un punto di forza, un riferimento per tutti quelli che volevano, vogliono e vorranno, affidare a lui i momenti più belli ed emozionanti della loro vita. Sapendo perfettamente di essere in buone mani. Mani capaci di cogliere l’attimo fuggente in un semplice click. Mi alzo. Lo saluto, e lo ringrazio di avermi raccontato un sogno, il suo, che è diventato, con gli anni, una magnifica e meritata realtà.
