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Maria Trotta, l’influenza neretina su Porto Cesareo

a cura di Don Antonio Bottazzo

Un’altra figura proveniente da Nardò è Maria Trotta, sposa di Pasqualino De Braco. Donna forte che si campava la vita facendo la pescatrice nel mare di Santa Caterina, la cui casa era incuneata in una grotta. Nasce nel 1902 e arriva a Porto Cesareo nel primo dopoguerra. La signora Trotta decide di stanziarsi a Porto Cesareo incoraggiata anche dalla presenza nei mari neretini di alcuni figli di pescatori come Antonio (Ntunucciu) Colelli e Sebastiano Greco.

Pensandoa queste figure mi vengono in mente “I Malavoglia” di Verga e lo stesso giudizio che l’autore dà dei suoi tanto decantati pescatori, cioè che erano “tutti buona e brava gente”. Immagino questa famiglia come la stessa di Padre ‘Ntoni che sicuramente si nutriva non solo di cibo, ma di proverbi e di educazione impartita da questa donna insieme al marito.

La signorilità di Maria Trotta traspare da come ha educato i figli: il primo divenuto Presidente di Azione Cattolica “Uccio” e gli altri che si sono distinti insieme ai nipoti per educazione e gentilezza nel tratto. Gli anni più intensi di lavoro sono stati vissuti vicino al cosiddetto currente, dove i vicini di casa ricordano con nostalgia il tempo vissuto insieme.

Anche la fedeltà alla messa domenicale era una sua caratteristica che ha trasmesso ai figli. Guardando anche ai nipoti si intravede quanto sia importante il modus vivendi dei padri e dei nonni. Sicuramente queste presenze neretine all’inizio, come succede per ciascuno che dovesse inserirsi in un paese diverso dal proprio, hanno portato con sé l’umanità e la trasparenza della vita.

Queste qualità hanno fatto sì, che anche questi neretini hanno collaborato alla crescita della piccola cittadina, qual è Porto Cesareo, senza fare grandi cose, ma vivendo da grandi nell’ordinario.

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