Dottor Saracino tra storia, vocazione e mondo interiore: “La vita va capita, non solo curata”
a cura di Alessio Peluso
È una piacevole giornata di sole, tipica del giorno di San Martino. Si lavora come consuetudine alla pianificazione della nuova uscita del nostro giornale. Le idee sono tante, bisogna solo trovare l’ispirazione giusta. Ed allora dopo la pubblicazione sul dottor Pagliula, perché non raccogliere anche la testimonianza del nipote Luigi Saracino? Per molti anni medico sul territorio di Porto Cesareo, punto di riferimento da sempre per i suoi pazienti, ora si gode il meritato riposo. Ed allora ci immergiamo in questa piacevole chiacchierata partendo dal nobile presupposto del medico greco Ippocrate: “Il corpo umano è un tempio e come tale va curato e rispettato, sempre”.

– Benvenuto dottor Saracino e grazie di aver accettato il nostro invito!
– Grazie a voi, è sempre piacevole raccontare e raccontarsi. Parlare del passato è come riordinare i cassetti della memoria: si riscoprono profumi, volti e pensieri che hanno dato forma alla nostra identità.
– E allora niente più preamboli: come sta? Per un medico da sempre impegnato come lei, staccare la spina non è mai facile…
– È vero, non è semplice. Il medico vive un mestiere che entra nell’anima: non si spegne mai del tutto. Anche oggi, quando incontro una persona e noto un sintomo o un atteggiamento, la mente torna a ragionare come se fossi ancora in ambulatorio. Ma ho imparato, col tempo, a spostare l’attenzione: ad ascoltare più che a intervenire, a osservare più che a correggere. La vita va capita, non solo curata.
– Azioniamo insieme la macchina del tempo agli albori della sua vita: ci racconti un po’ le sue origini familiari, la Porto Cesareo del suo tempo, il rapporto con la scuola.
– Porto Cesareo di allora era un piccolo mondo semplice, fatto di mare, di pescatori e di relazioni vere. Le famiglie si conoscevano tutte e i valori fondamentali erano il rispetto e la solidarietà. Ho avuto la fortuna di crescere in un ambiente sereno, dove la scuola era un’occasione per imparare, ma anche per sognare. Ricordo gli insegnanti severi ma appassionati, e la curiosità che mi spingeva sempre a capire “il perché delle cose”. È da lì che nasce la mia sete di conoscenza.
– Diventare medico non è un percorso facilmente percorribile. Ci vuole impegno, studio, perseveranza. Lei come ha intuito di avere questa vocazione? La figura dello zio e medico Gregorio Pagliula quanto ha inciso?
– Credo che la vocazione nasca dal desiderio profondo di essere utili. Da ragazzo osservavo mio zio Gregorio (Mario, per chi lo conosceva) e mi colpiva la sua calma, la dedizione con cui ascoltava i pazienti. Non era solo un medico: era una presenza. La medicina, per lui, era un gesto d’amore. Quell’esempio ha inciso molto su di me. Ho compreso presto che curare significa entrare in contatto con la fragilità umana, e che per farlo serve competenza, ma anche umiltà.

La vocazione medica che si tramanda da padre in figlia…
– La sua passione è stata trasmessa, buon sangue non mente. Lo studio dentistico di Valentina, sua figlia, è motivo di orgoglio. Lei come padre come sta vivendo quest’avventura e in quale ruolo?
– La vivo con discrezione e grande orgoglio. Vedere mia figlia percorrere la sua strada con passione e responsabilità è una delle soddisfazioni più belle. Cerco di esserle accanto più come padre che come “consigliere scientifico”. So che il modo migliore per trasmettere un esempio è lasciare che ognuno costruisca il proprio. E lei lo sta facendo con competenza e sensibilità.
– Si sa: scienza e fede hanno binari paralleli, ma con intelligenza si può trovare il giusto equilibrio. Lo stesso Ippocrate diceva che l’uomo deve armonizzare lo spirito e il corpo. Lei come vive il suo rapporto con la fede?
– La fede, per me, non è un dogma, ma un respiro interiore. È la consapevolezza che la vita ha un ordine più grande, che va oltre ciò che possiamo misurare o spiegare. La scienza insegna a capire il “come”, la fede aiuta a dare senso al “perché”. Ho sempre creduto che il medico debba avere entrambi gli sguardi: quello razionale, che cura il corpo, e quello spirituale, che riconosce l’anima in ogni essere umano.
– Usciamo un po’ dai binari dell’ordinarietà e andiamo oltre per concludere. Cosa ama fare nel tempo libero? Coltiva delle passioni nell’ambito dello sport, musica o spettacolo?
– Amo la lettura, la scrittura e la riflessione. Mi piace osservare la vita, trarne spunti e cercare parole che la rendano più chiara. La musica accompagna i miei pensieri, il mare continua a essere la mia meditazione preferita. Dopo tanti anni di ascolto clinico, oggi coltivo un ascolto più profondo: quello di me stesso, del silenzio e delle piccole cose che spesso passano inosservate, ma danno senso all’esistenza.
– Grazie dottor Saracino per il tempo che ha dedicato a noi e ai nostri lettori. Un caloroso abbraccio!
– Grazie a voi. È bello condividere il proprio cammino, ci ricorda che ogni vita è un intreccio di incontri e valori!

