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Dottor Pagliula, medico in missione in Terra d’Arneo

a cura di Salvatore Muci

Il dottor Gregorio Mario Pagliula nacque il 12 gennaio 1922 in Nardò, da Luigi Pagliula e Maria Giuranna. Dopo le scuole obbligatorie, frequentò in Lecce il Liceo Scientifico. Ogni mattina del 1° ottobre sino al termine dell’anno scolastico, arrivava alla locale stazione per prendere il treno (Littorina) carico di studenti, per recarsi a Lecce. Presa la maturità si iscrisse presso la facoltà di medicina a Bologna, sostenuto dai suoi genitori e dallo zio canonico Don Gregorio Pagliula, sacerdote del Carmine, chiesa del convento dei Carmelitani.

A Bologna, come studente universitario domiciliava in un appartamento in via Toledo, insieme ad altri studenti salentini. Conseguita la laurea, svolse le prime pratiche come medico presso molte località emiliane – romagnole, tra cui la stessa Bologna, Sestola sull’appennino modenese, Maranello, Sassuolo e a Forlì. Dall’Italia settentrionale passò in Toscana, nella provincia di Massa Carrara, e in Liguria nella provincia di La Spezia. Oltre a lavorare nelle città nominate, fece il medico a Sarzana, Aulla e altre località della Lunigiana sino al Ciocco e all’Abetone. Poi giunse in Campania e precisamente a Mercato San Severino.

Dopo tanto peregrinare giunse finalmente a Nardò tra la fine degli anni ’50 – inizi ’60. Egli era molto amico del dottor Nocera che aveva prestato servizio nelle marine neretine. Il dottor Pagliula dapprima frequentò le corsie dell’ospedale di Nardò, successivamente con la sua lambretta approdò alla meta finale, a Torre Cesarea. Inizialmente coadiuvò il già presente Pietro Bettani, di origini lombarde, per poi diventare secondo medico condotto, dividendo i pazienti con lo stesso Bettani. Entrambi però si occupavano anche della zona d’Arneo, da Torre Lapillo a Boncore, Santa Chiara, Case Arse e le altre masserie.

In alcune occasioni erano chiamati di notte, nei casi gravi di uomini e donne domiciliati in zona, colti da gravi patologie corporali che avrebbero portato alla morte. E il dottor Pagliula era lì a bloccare le gravi emorragie o perdite di sangue. Per non parlare degli incidenti automobilistici o delle case sparse da raggiungere nella vasta macchia dell’allora feudo di Nardò. E in alcuni casi con destinazione Avetrana, Maruggio o Veglie, percorrendo molti chilometri lungo le strade consorziali e rurali del tempo. Non era raro assistere a disgrazie di diversa modalità, con protagonisti ragazzi che vivevano nell’Arneo, figli di coloni delle masserie.

Il ritrovamento tra zona Fillicchie e Serra degli Angeli.

Come quanto avvenne nel novembre 1966: un ragazzo appartenente a una di quelle edificazioni feudali non lontano dal bosco d’Arneo, giunse con le sue pecore e un agnellino scivolò nelle acque del canale Conte d’Arneo. Il ragazzino imbottito di vestiti per il freddo pungente della mattina presto, cercò di raggiungerlo nell’acqua gelida, profonda almeno due metri. Riuscì a portare in salvo il piccolo, ma lui morì annegato. Accortisi alla masseria cui apparteneva che il ragazzo tardava, i familiari si misero a cercarlo allarmati. Purtroppo lo ritrovarono sul fondo dell’acqua disteso.

Fu portato agli argini da altri presenti che avevano indirizzato la famiglia, insospettiti dal gregge senza il suo pastore. Il ragazzo aveva solo 7 anni e quella mattina aveva sostituito il padre e i fratelli più grandi, a causa di impegni burocratici a Nardò. Per questo motivo aveva saltato la lezione presso la scuola di Monteruga da lui frequentata. I militari della caserma di Porto Cesareo, allora sita nella palazzina della famiglia Marzano di Salice Salentino, si recarono presso l’ambulatorio del dott. Bettani, il quale impossibilitato da numerosi impegni, delegò il dott. Pagliula, che immediatamente con la sua macchina, una Taurus bianca, si recò in contrada tra Fillicchie e Serra degli Angeli.

Lì trovò quel bambino cadavere, ricoperto da un lenzuolo bianco, ne accertò il decesso e la possibile causa di morte. Al verdetto erano presenti le autorità giudiziarie della pretura di Nardò. Tutta la suddetta testimonianza, in tutti i particolari, mi è stata riferita dallo stesso dott. Pagliula. E ancora raccontava che il cadavere del piccolo rimase lì disteso sino alle 19:00, poi arrivò l’ok per salirlo sul carro funebre che lo avrebbe accompagnato alla provvisoria camera mortuaria dell’allora cimitero di Porto Cesareo. Il dottor Pagliula ci lascia il 15 novembre 2017.

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