Quattro amici a bocce a Porto Cesareo: piacevoli ritrovi della calda stagione
a cura di Raffaele Colelli
Assolutamente non mi sono sbagliato, non volevo scrivere “Quattro amici al bar” ricordando una famosa canzone di Gino Paoli. Ma effettivamente di quattro amici che da diversi anni si ritrovano d’estate e sempre prima del tramonto, quando il calore del sole diventa quantomeno sopportabile, a calpestare un campetto di bocce adiacente a quello di calcetto della villa comunale “Sandro Pertini” riservato ai ragazzi e in piazza.
Quattro amici di vecchia data e tutti da tempo pensionati. Dopo una vita di sacrifici e di rinunce, dopo che ognuno ha garantito ai propri discendenti diretti un futuro migliore grazie a un duro lavoro, ora finalmente si concedono un momento di meritato e semplice svago. Quattro amici, ma soprattutto quattro uomini d’altri tempi. L’emblema della famiglia è stampato ben visibile sul vessillo dei loro scudi a protezione delle molteplici intemperie, dei problemi e alcune volte dei drammi che inesorabilmente invadono le loro pur semplici vite e quelle dei propri cari.
Quattro amici, quattro uomini fondamentalmente differenti, sia nel fisico che nel modo di pensare. Ognuno con il loro vissuto e il proprio bagaglio storico di esperienza, ma assolutamente con un grande rispetto reciproco. Antimo Rizzello è l’unico cesarino dei quattro amici -giocatori. E di lui abbiamo scritto e parlato tanto e in diverse occasioni. Durante la sua giovanissima età era, come quasi tutti i suoi coetanei, un pescatore. Poi in un secondo momento della sua vita si è catapultato nel commercio aprendo le porte di “Pizzeria da Antimo” che con gli anni è diventata una delle attività più frequentate dai turisti e non solo.
Quattro amici a bocce: agonismo sempre acceso.
Gli altri tre sono di Copertino, ma trascorrono l’intera estate qui da noi possedendo una seconda casa al mare. Antonio Frassanito faceva il mastro muratore, Fernando Cagnazzo l’infermiere di reparto dell’ospedale del suo paese, mentre Franco Bruno l’autista di linea tra le strade del basso Salento. Ora solo lì schierati come quattro guerrieri in mezzo al campo rettangolare di terra battuta pronti con le biglie strette in un pugno a darsi battaglia.
Due contro due, biglie rosse contro biglie verdi. Il gioco si fa serio, si fa duro come i loro sguardi di sbieco. Ora ogni coppia cerca di prendere più punti e lanciare la propria biglia più vicino possibile al pallino. Una pacca sulla spalla se il lancio è stato buono, un’imprecazione se ha fatto cilecca. Spesso volano parole fuori dalle righe se non sono d’accordo a chi va assegnato il punto. Qualcuno si offende e cerca di lasciare il gioco, ma poi tornata la calma si riprende ancora più agguerriti.
Prima che faccia buio tutto finisce, posano le biglie al loro posto. Una stretta di mano e amici come prima con la promessa di rivedersi al solito posto, alla solita ora. Ognuno torna alle proprie famiglie, ai propri figli, alla propria moglie. E chi non ha più una moglie, apre l’uscio di casa, alza gli occhi al cielo e si dice tra sé e sé: amore anche oggi è andata.

