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Porto Cesareo nel ‘700, meta di intellettuali come il Palmieri

a cura di Salvatore Muci

Porto Cesareo nel ‘700 fa meta d’intellettuali di quel tempo e di viaggiatori stranieri. Giuseppe Palmieri, economista di Martignano, per il proprio ufficio di capo dogana, soleva spesso spostarsi sulla via litoranea da Taranto a Gallipoli per ispezione di saline e pile olearie tarantine. Vedendo Cesarea circondata da macchia e boscaglia d’Arneo, dune presso le paludi e acquitrini insalubri che rendevano la zona deserta, capì che una città che fosse sorta all’altezza della sua rada, avrebbe coniugato un’equilibrata distribuzione demografica allo sviluppo economico commerciale.

In una sua opera edita nell’anno 1787, l’intellettuale scrisse: “Il sito delizioso del Jonio e pel suo porto e pel circostante ottimo terreno, benché incolto meriterebbe la stessa sorte”. L’occhio esperto del riformista salentino, servitore e pensoso del bene comune del Regno di Napoli, valutava che la bonifica di quel territorio “Paludes circa Caesaream neritoni agri” di galatea memoria, era tutt’altro che un’utopia.

Col tempo la sua idea s’è rivelata lungimirante, concreta, anche se non ha avuto completa realizzazione. Palmieri prevedeva e desiderava che il feudo di Pescaria degli Acquaviva diventasse popolato e di conseguenza un affermato scalo commerciale. Della consistenza minima territoriale del feudo di Pescaria è argomento trattato negli studi di storia giuridica e istituzionale pugliese.

Porto Cesareo nel ‘700, viaggiatori nel tempo.

Studiosi hanno a riguardo del porto di Cesaria scritto che solo il peso della decima sulla pesca era in feudo agli Acquaviva. A ciò nella bagliva di Nardò, codice di leggi feudali, Caterina Acquaviva d’Aragona, duchessa di Noci e Nardò, aveva il feudo di Pescaria, e una somma di ducati 154, versato come relevio sino all’anno 1778, quando duca a Nardò era Giovan Geronimo Acquaviva d’Aragona.

Allo stesso modo fecero Giuseppe Maria Galanti nelle ‘Relazioni sulla Puglia del ‘700’ e più tardi Giuseppe Ceva Grimaldi nel suo itinerario da Napoli a Lecce. Andando da Nardò per la tarantina e viceversa, passarono e visitarono la località. Come loro anche viaggiatori stranieri del nord – Europa, come il francese De Sales.

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