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Luoghi giubilari del Salento: gli itinerari e i pericoli di un tempo per i pellegrini

a cura di Salvatore Muci

Nell’avvicendarsi nel tempo dei vari giubilei sulla terra, sono accadute molte vicende che la gente deve sapere e conoscere. A volte quando si parla di giubilei, si pensa immediatamente ai papi nella storia, quindi territorialmente alla Città del Vaticano, a Roma o alla Terra Santa e ai luoghi frequentati da Gesù, dalla santa famiglia e dagli apostoli. Però a volte è bene far conoscere i luoghi giubilari che i pellegrini frequentavano e percorrevano nelle varie regioni di appartenenza.

E nel suddetto discorso riporto alcuni precisi cenni sui luoghi giubilari di Puglia e con più specificità del Salento, ovvero l’attuale provincia di Lecce, Brindisi e Taranto, la Terra d’Otranto di una volta. Forse una delle mete più importanti nella nostra regione è il Santuario di Santa Maria di Leuca, de Finibus Terrae (in foto). Nell’anno del giubileo molti pellegrini giungevano lì anche da lontano, percorrendo un particolare itinerario che partiva da Roma e arrivava a Brindisi, la cosiddetta via Appia, col prolungamento sino a Otranto, dove era la cattedrale di San Pietro, pronta ad ospitare i pellegrini nel passaggio sino a Leuca.

Poi continuavano sino all’imbarco presso Badisco, luogo prima di Leuca. Molti sul cammino, arrivavano da diverse regioni europee: infatti facevano prima visita ai sepolcri dei Santi Pietro e Paolo, per poi immettersi sulla via Appia. In Puglia, primo ricovero per i bisogni dei pellegrini era Monte Sant’Angelo, il Santuario dedicato a San Michele Arcangelo. Continuando la strada se ne trovava un altro, presso la basilica dove risiede la tomba di San Nicola di Mira in Bari, dove avveniva la visita alle sue reliquie.

Luoghi giubilari del Salento: protagonista anche Oria.

Un altro ancora era la cattedrale di Oria (Brindisi), dove erano custoditi i due mezzi busti dei Santi Cosma e Damiano. Quando si incamminavano per i sentieri giubilari, i pellegrini facevano testamento perché non erano sicuri di ritornare, data l’età piuttosto avanzata e i pericoli durante il tragitto. A riguardo vari documenti si rinvengono presso gli archivi di stato e quelli diocesani.

Nel proprio cammino, a seconda delle circostanze, potevano incontrare la morte, come nel periodo dell’Alto Medioevo accadde al monaco irlandese Cataldo, giunto a Taranto da un porto sull’Adriatico, di ritorno dalla Terra Santa. La causa fu un infarto repentino. In altre occasioni i pellegrini incontravano animali feroci che li aggredivano, oppure erano derubati o addirittura pugnalati o uccisi con spada o faretra nel tentativo di difendersi.

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