Gegè Colelli: viaggio assieme ad un papà speciale tra lavoro, famiglia e il 1° cinema a Porto Cesareo
a cura di Alessio Peluso
Un lunedì di febbraio con ancora nella testa le danze, i colori e le musiche del Carnevale in corso. È sera, lungo via Piccinni a Porto Cesareo, lo scorrere di qualche auto, il vento che soffia sempre più impetuoso, lo scorgere di una luce che mi aspetta. Ed è varcata quella soglia che incontro un ospite speciale, un uomo d’altri tempi, il papà che conosceremo meglio pensando al 19 marzo. Mi attende comodamente seduto in poltrona Eugenio Colelli, per tutti Gegè, assieme alla moglie Addolorata Albano (1940). Insieme al figlio Rodrigo formiamo un quartetto che per alcune ore viaggia indietro nel tempo.
Gegè, oggi 91 primavere, nasce l’8 settembre del 1934 dall’unione tra Antonio Colelli (n. 22/12/1898) e Felicetta Zecca, coniugati in matrimonio il 25 dicembre del 1925. Originari di Leverano, inizialmente il padre è un bravo contadino, poi tramutatosi in pescatore dopo il trasferimento a Porto Cesareo. La madre, dirige la Masseria “La Pascarena” all’entrata di Leverano, dove oltre alla produzione del buon formaggio, si dedica anche alla coltivazione e cura del tabacco. Dimoravano in un’abitazione di via Manzoni con ben 10 figli da crescere sani e forti.

Gegè da ragazzino sembra destinato come gran parte degli uomini del tempo a diventare pescatore. Infatti, amava andare a cuenzu verso Torre Colimena, fino a quando un giorno si imbatté in un maltempo senza fine. La vela si ruppe, approdarono a Santa Caterina (marina di Nardò) intorno alle 23:00 per essere riaccompagnati a casa dalla capitaneria di porto. Un’esperienza che lasciò il segno, lo si evince dagli occhi e dall’enfasi del racconto. Sì, da quel giorno il mare farà parte del passato.
Il padre con i fratelli continueranno, costruendo varie imbarcazioni come la Santa Barbara e Padre Umile (nome consigliato da un costruttore di barche di Monopoli), Gegè no. Così a metà anni ’50 parte per una parentesi di qualche anno in Germania con il fratello Mondo, dove lavora in una fabbrica di calzature per donne. Al rientro, all’alba degli anni ’60, in via Silvio Pellico tra l’attuale Jo Mar e La Piovra, apre la sua prima pescheria, che rimarrà attiva sino a un decennio fa.
Il matrimonio e il grande sogno chiamato cinema.
Nel frattempo gli anni scivolano via e Gegè, trentenne maturo, tramite un cugino di famiglia conosce Addolorata Albano: non passa molto tempo e arriva il benestare delle reciproche famiglie, questo matrimonio s’ha da fa. È il 1969 quando i loro cuori dicono sì all’interno della chiesa piccola di Porto Cesareo, durante la celebrazione del compianto Don Lorenzo Marzio Strafella. Da lì la festa presso lo Scoglio, spostandosi a piedi per festeggiare con parenti ed amici.

Ma Gegè Colelli, non si limita ad essere un semplice padre e lavoratore. No, vuole regalare un sogno a sé stesso e al suo piccolo borgo, chiamato cinema. La sua grande passione, per la quale gli occhi sprigionano fuoco ancora oggi, nasce prima come “Aurora Combattenti” nella casa natia di via Manzoni, poi “Arena Aurora”, dove adesso è collocato il ristorante Grand’Italia. Le prime trasmissioni, rigorosamente a manovella e solo con le immagini, poi arriveranno gli impianti audio. La sala sempre gremita sotto il segno di grandi classici come “Il dottor Zivago” o “Quo Vadis”.
E mentre le emozioni scorrono, prima di congedarci ci spostiamo nella stanza dei ricordi dove alcune foto in bianconero sanciscono il giusto epilogo al nostro incontro. È il giusto tributo ad un papà, una storia lunga 91 anni, cullato dall’amore della primogenita Loredana (1970) e di Rodrigo (1974). Poi la stretta di mano finale e un sorriso accennato, tutto nel segno di Eugenio Gegè Colelli.

