Incannata, cooperazione di barche e pescatori nella Porto Cesareo degli anni ’60
a cura di Salvatore Muci
A Porto Cesareo negli anni ’60 si praticava il mestiere dell’Incannata, un tipo di pesca che si svolgeva con una moltitudine di barche di media e piccola grandezza, con dentro le lunghe reti. Queste erano somiglianti a un lunghissimo sciabico, naturalmente alto e largo, e il filo della rete unito dalle canne. Per sistemarlo serviva un certo numero di persone presenti sulle barche, sistemate una accanto alle altre. La suddetta attività si svolgeva nel periodo che andava da fine agosto sino alla metà di settembre.
Si pescava il cefalo di varie dimensioni, così come la serpe, occhiate, pizzute, sparamazzi (sparaglione), spigole, saraghi, a volte anche i dentici o altro tipo di pesce, soprattutto quello azzurro. La pesca cominciava dalla mattina presto a mezzogiorno, per poi tornare in mare nel pomeriggio. Naturalmente gli orari si rispettavano in base alla veduta di pesce da parte dei pescatori. Infatti guardavano il fondale del mare con lo specchio e quando avvistavano il pesce, avvisavano il resto delle barche, pronte a partire e partecipare alla cattura del branco.

Peluso, figli d’arte nel praticare la pesca dell’Incannata.
L’Incannata si praticava nel mare del porto di Levante sino alle rive de La Strea. Il pescato era trasportato sino ai magazzini di Porto Cesareo, dopo che tutti i capi – barca, svolgevano un’asta sulle banchine di Levante. La barca principale che serviva a caricare il materiale da buttare in mare era di proprietà del signor Nicola Salvatore Peluso del fu Enrico, coniugato con Filomena Cesarea Indirli, entrambi di Torre Cesarea.
Nella storia della pesca, tale tipo d’ingegno era già impiegato a metà ‘800. Lo storico locale tarantino, Domenico Ludovico De Vincentis, l’elenca nel suo manoscritto del 1878, come pesca del cannaio. È detta in Taranto dell’Incannata. Questo tipo di pesca si pratica nel mese di maggio lungo i lidi con tre reti: agli estremi a maglie larghe, al centro a maglie strette. Si pescano i muggini o cefalo, che in quel mese sono abbondanti, grassi e sapidi (saporiti); così lo studioso o storico tarantino commentava.
Nella prima foto Nicola Peluso (31/8/1904 – 4/4/1996), nella seconda il figlio Enrico: entrambi praticavano l’arte dell’Incannata.

