SPECIALE ITALIA

Italia fuori dal Mondiale per la terza volta di fila, ma nessuno si dimette…

a cura di Alessio Peluso

Ancora una volta l’Italia è fuori dal Mondiale. Ora non è più una clamorosa sorpresa come accadde ai tempi di Ventura e Mancini, ma una realtà consolidata degli ultimi vent’anni. Fatta eccezione infatti per l’Italia campione del mondo nel lontano 2006, abbiamo poi accumulato due partecipazioni consecutive con eliminazione in una fase a gironi piuttosto modesta con avversari come la Nuova Zelanda (pareggiando) e perdendo nel 2014 con Costa Rica. Poi lo scatafascio totale giunto fino a ieri.

Così dopo aver eliminato la modestissima Irlanda del Nord, con un primo tempo imbarazzante, fortunatamente due guizzi di Tonali e Kean ci hanno permesso di giungere alla finale di ieri, dove il match si era incanalato al meglio. Su regalo dell’estremo difensore Vasilj, Barella serviva Kean che insaccava lo 0 – 1. Bolgia ammutolita e possibilità di chiuderla, invece no. L’Italia invece che ripartire quando possibile con ferocia, cincischia, gestisce il pallone in maniera stucchevole, mentre la Bosnia cresce, fino a guadagnarsi l’espulsione di Bastoni.

L’atteggiamento tattico, già iper difensivo in 11 contro 11 si trasforma in un pullman davanti alla nostra area, con l’uscita di Retegui e il solo Kean isolato in avanti e l’unico ad avere la gamba per far male, come succede al 60′ quando attraversa tutto il campo da solo prima di sparare alto. Poi al 71′, con gli azzurri più che mai schiacciati viene inspiegabilmente sostituito per lasciare posto a Pio Esposito, un attaccante utile, ma non nella profondità e ripartenze rapide. Ne viene fuori prima un miracolo di Donnarumma al 72′, poi una buonissima occasione per Di Marco sciupata al 77′ e infine il pari meritato della Bosnia con Tabakovich su torre di Dzeko.

Italia fuori dal Mondiale, ma nessuno si assume la responsabilità dell’accaduto.

Ai supplementari l’Italia crea ancora, nonostante l’inferiorità numerica con Esposito di testa, mentre su Palestra (tra i migliori in campo) lanciato a rete non viene assegnato il rosso diretto. Si va ai rigori e sia Esposito che Cristante ci condannano. Ma l’aspetto più inquietante è il post gara: il Presidente Gravina, dopo due mondiali consecutivi mancati da massimo dirigente non si dimette! Come accadrebbe in una qualsiasi azienda, fabbrica o lavoro in generale, se si fallisce più volte alla fine qualcuno viene licenziato o paga per tutti.

Per lo sport più popolare d’Italia che ci vede annaspare da un ventennio evidentemente questa regola non vale e nessuno si assume una responsabilità decisa, paventando addirittura l’ottimo lavoro svolto. Senza tralasciare la domanda posta a Buffon, che fa trapelare che si è costruito qualcosa di buono da cui ripartire. E dall’ex portierone azzurro ci saremmo aspettati solamente un “Me ne vado”, che invece non arriverà, né per lui, né per l’intero organigramma. Complimenti alla Bosnia, a noi restano delusione e amarezza.

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