FOCUS MUSICALE

Antonio Castrignanò, il grande ospite dell’85ª Edizione della Focara a Porto Cesareo

a cura di Federica Carpentieri – Foto di copertina by Salvatore Coluccia

Anche Porto Cesareo commemora la festa di Sant’Antonio Abate con la sua “focara”, un inno collettivo al Santo del fuoco. Una grande pira costruita con fascine di legna secca che, come da tradizione cesarina, verrà allestita nello spiazzo dello Scalo d’Alaggio marittimo ed accesa l’ultima domenica di gennaio, a simboleggiare il passato che “brucia”, l’anno appena trascorso, e proiettandosi nel futuro ripartendo dalla cenere, purificatrice e fertile.

Domenica 28 Gennaio, dopo l’accensione della focara, sarà Antonio Castrignanò ad allietare la serata di festa. Artista dal DNA salentino, nato a Calimera nel 1977, sin da adolescente ha apprezzato la musica popolare, avvicinandosi ai suoni ritmati della nostra pizzica, alla quale ha saputo donare una sonorità più contemporanea, col suo stile originalissimo e personale. Punto di partenza è sempre il Salento, ed il dialetto di alcune delle sue canzoni popolari più conosciute che il cantante rivisita con un arrangiamento folk, così come con la canzone simbolo “Aria Caddhipulina“. L’ha rielaborata in due versioni, folk appunto e in quella che lui stesso definisce una “pizzica tarantata moderna”.

La sua musica nasce dai tradizionali suoni salentini, ai quali l’artista lega suoni più contemporanei, trovando la chiave di volta della sua espressione musicale. E’ accaduto così per il suo album “Fomenta”, che ha rappresentato una svolta nella sua già eclettica proposta artistica. Ulteriore conferma arriva dal suo nuovo album “Babilonia”, che ascolteremo in occasione della festa del fuoco a Porto Cesareo.

“Babilonia” è il nuovo album di Antonio Castrignanò.

“Babilonia” rappresenta un viaggio nel corpo elettrico del Salento di oggi. Un album, registrato con la partecipazione di ospiti illustri, quali Enzo Avitabile, Don Rico dei Sud Sound System e Sona Jobartek, unica musicista donna che suona la kora, l’arpa africana, nel quale riesce a fondere i suoni della tradizione tra antichi rituali e sperimentazione, seguendo il suo tratto stilistico distintivo.

Babilonia è un viaggio corale fuori dai confini salentini alla scoperta di lingue e culture differenti, con la voglia di raccontare se stessi e conoscere la storia altrui – dichiara Antonio Castrignanò – Brani inediti, arrangiamenti originali, nuove esperienze, melodie e ritmi che si intrecciano ad anime provenienti da altri luoghi, come l’Africa Sub Sahariana, la Turchia, l’India. Babilonia siamo noi. Si parte da sud e si torna a sud, tappa dopo tappa, brano dopo brano, affrontando temi universali, natura, lavoro, amore.

Nella sua musica risuona la costante ricerca di riportare ai nostri giorni la musica “te na fiata” (di una volta), quella della Taranta appunto, che attraverso il tempo Antonio Castrignanò riesce ad arricchire con sonorità alternative, colori, volti, storie, che la fanno diventare emozione per chi l’ascolta. I suoni delle canzoni tradizionali, intrise di “sapori” nuovi, scanditi dal ritmo dei suoi tamburelli, trasformano la musica popolare. La pizzica tarantata conserva la sua impronta originaria, quella di “cura dell’anima”. Ma con ritmi moderni sa connotarla portando messaggi di speranza, tra i giovani e non solo.

Per rammentare a tutti che Babilonia è un mix di culture, lingue, generi, di musiche del passato proiettate nel futuro. Sì, la vera ricchezza è tramandare le tradizioni delle minoranze, che sono àncora strumento di dialogo in un mondo talvolta troppo convulso, che corre alla velocità della luce.

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