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Il gioco della Tedesca, “tubo” a Porto Cesareo

Di moda negli anni ’80 – ’90 per la sua semplicità di esecuzione: bastava essere in tre e inventare una porta come riferimento.

a cura di Alessio Peluso

Passando più volte dalla villetta intitolata a Sandro Pertini a Porto Cesareo, spesso e volentieri si scorgono gruppi di ragazzi che giocano. Il più delle volte nelle più classiche sfide di calcetto 5 contro 5 oppure si divertono semplicemente a calciare e passare il pallone da una porta all’altra. Lo fanno in alcuni casi anche i genitori con i figli o bambini un po’ più piccoli.

Poche volte però si nota il cosiddetto gioco della Tedesca, a Porto Cesareo comunemente noto come “Tubo”. È un divertimento antico, ma soprattutto semplice in voga negli anni ’80, ’90 e inizi 2000. Bastava munirsi di un pallone ed essere almeno in 3. Dopo una conta rapida si decideva il portiere e il gioco poteva iniziare.

La caratteristica più originale però apparteneva alla porta: poteva essere la comune serranda in ferro, di solito garage, che aveva pali e traverse da non lasciare nessuna possibilità di dubbio o polemica. Ma non si era sempre così attrezzati. E allora potevano essere delle semplici pietre, pali della corrente elettrica associati a tubi non sempre correttamente allineati; in alcuni casi più spericolati anche il mini ingresso di casa poteva essere sfruttato, a patto di non calciare forte.

E come dimenticare all’uscita di scuola gli zaini posti a mo’ di pali o il gesso bianco sui muri per creare la forma rettangolare della porta. Una vera libidine, tenendo presente che i tiri dovevano essere al volo. Sì, perché come molti ricorderanno le azioni per segnare dovevano essere costruite in maniera tecnica, senza che il pallone cadesse per terra.

Gioco della Tedesca: ecco come venivano conteggiati i punti, anche se non erano rare le variazioni.

Solitamente si sceglieva un punteggio dal quale partire: di solito 20, poi si potevano scegliere punteggi più bassi quando non vi era molto tempo a disposizione. In linea di massima i punti erano distribuiti in questo modo:

1pt per il classico tiro al volo

2pt per il colpo di testa

3pt per una marcatura di coscia o ginocchio

5pt per il colpo di tacco, rovesciata o addirittura schiena

6pt per la cosiddetta spallina

20pt per il gol dello scorpione, ai limiti dell’impossibile

Lo si praticava per le strade, spesso non asfaltate, tra polvere che si alzava, pietruzze e in alcuni casi pallone sgonfio. I più gettonati il Santos o il Tango. Chi doveva difendere la porta, aveva ovviamente l’obiettivo di parare o sperare che il pallone uscisse fuori, in maniera tale da guadagnarsi l’avvicendamento.

Il primo sorteggiato di solito aveva qualche punto di vantaggio rispetto agli altri (in media 25 pt totali). Il gioco andava avanti ad eliminazione, sino a quando non si arrivava a 0 pt.

Non solo un gioco invernale, d’estate si praticava in acqua.

Tante sono le vie a Porto Cesareo che potrebbero raccontare quanto accadeva. Anche le lamentele dei signori più anziani del tempo, infastiditi dalle “pallonate” che arrivavano sulla porta o sul vetro. Ecco perché si cercavano vari punti del paese nel quale praticare tale gioco che migliorava senza dubbio la capacità tecnica e il controllo del pallone.

L’usanza non si limitava certo ai periodi invernali, ma proseguiva anche d’estate al mare. Lo si poteva praticare a piedi scalzi sulla spiaggia rovente con qualche sasso come porta, oppure al mare, con delle lunghe canne infilzate sul fondale a fare da pali; per la traversa spazio alle discussioni.

Dulcis in fundo come dimenticare alcuni bonus speciali che ricordiamo qui di seguito:

– La nota Torretta ad esempio era praticata quando si giocava in tanti e consisteva in un’azione volante con gol finale, in cui tutti i partecipanti avevano toccato il pallone. Per il portiere erano guai, in quanto ai punti del gol, si aggiungevano i +4 bonus della Torretta.

– La questione pali o traverse era soggettiva. In alcuni casi semplicemente ti salvava dall’andare in porta; in altri si accumulavano come punti bonus da utilizzare per evitare di parare. Concludiamo il nostro flashback con una domanda: perché a Porto Cesareo il gioco della Tedesca era chiamato “Tubo”? Noi una risposta non l’abbiamo trovata, lasciamo quindi spazio alla fantasia…

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